Accademia Internazionale Il Convivio 
      -SEDE  DELEGATA  DI   MATTINATA (FG)- 
               a cura di Maria Cristina La Torre
Incontri culturali e mostre 
Mostra Arte e Poesie 
 
 
 
Delegata del Convivio                  
 
Attività  sede delegata 
Concorso Poesia  
S.Maria della Luce 
 
 
 
Città di Mattinata  
Foto 
 
 
 
                                                                                       
    Cenacolo                                                                            Accademia Internazionale Il Convivio 
 di alta cultura  
   Pulsano                
 
 
                            Nel Museo Civico di Mattinata è organizzata                                          
                              Sotto il patrocinio del Comune la rassegna di Arte e Poesia       
 
 
                                        Un Fotografo          
                                       Luciano Miano                                                                                          
 
 
                                    Quattro pittori: 
                                   Umberto Argentino 
                                    Laura Carone 
                              Alessandra De Michele     
 
Saranno inoltre esposte le poesie dei poeti: Onofrio Allegretta, Angela Aniello ,  
Rosaria Barone,  Silvana Del Carretto, Di Nauta Anna Lucia, Nino Falato, 
Michele Fonzo, Ruggero Gorgoglione, Matteo Guerra, Giovanni Iorio,  
Manlio Irmici, Antonia Izzi Ruffo, Maria Cristina La Torre, Pietro Lattarulo,  
Norma Malacrida, Gilda Mele, Giulia Rampone, Angelo Rinaldi, Wanda Ritrovato, 
Rosa Spera, Cesare Trotta, Matteo Trotta, Antonia Tucci Speranza,  Pasquale Zolla 
 
 
 
          Inaugurazione venerdì 20 agosto 2004, ore 18:00  
                         chiusura 31 agosto 2004 
 
               Presiede il sindaco Arch. Angelo Iannotta  
 
 
 
 
Alcune poesie presenti alla mostra 
 
MARE LONTANO 
      di Antonia Tucci Speranza (Bitonto BA) 
 
Mi manchi, o azzurra superficie del mio mare col salmastro odore alle ginocchia 
prone sulla riva a ricercare 
il tuo sommesso respiro. 
 
Ritorna a me la tua voce insistente, 
che rinasce e muore 
mille volte al giorno 
mentre si perde nel frastuono dei marosi. 
 
Sei soffio che continua a rinnovarsi, 
sei superficie che vede 
gli uomini solcare onde 
alla ricerca di sicuri approdi. 
 
Tu, elemento primordiale della vita, 
culla dantiche civiltà, 
per me sei variegata voce di canto, 
sinfonia e assolo musicale, 
 
che parla da lungi al cuore, 
mentre ti cerca e si perde nel ricordo. 
 
 
 
Questo  strano amore 
                         Matteo Trotta (Mattinata FG) 
 
Vorrei poterti comandare amore 
quando dimpeto giungi al mio cuore, 
e come un bimbo mi prendi per mano. 
 
Vorrei poterti trattenere, donna mia, 
quando nel sogno mi appare evanescente 
e leggera come una nuvola estiva. 
 
Vorrei poterti fermare, 
strano amore, 
ma non posso 
perché dentro mi bruci. 
 
Vorrei dirtelo: ti amo, 
ma lardente passione 
è sempre qui, 
prigioniera di me.  
 
 
 
Lingenua freschezza 
                  Matteo Trotta (Mattinata FG) 
 
Scrivere significa 
trovare lequilibrio sulla vita, 
placare lanima, 
restare soddisfatti. 
La speranza saccende come il faro; 
e ti guida nel cammino 
ti batte, ti invita, ti sprona. 
Luci di nomadi bagliori, 
finiscono diritti al cuore; 
come sabbie che si depositano, 
come dune che il vento 
dellanima sposta continuamente. 
Pensieri di presente, di passato 
e lingenua freschezza 
che colpisce il cuore 
ti danno lultimo respiro, 
e limpulso del sangue ti travolge. 
Si continua a scrivere 
a rompere il ghiaccio 
che ti blocca il cuore. 
Si ama di nuovo la vita, 
si tende la mano, 
per un messaggio damore. 
 
 
Sulle ali del vento 
                Matteo Trotta (Mattinata FG) 
 
Gli anni passano, 
la vita scorre  
e i ricordi di te si accavallano mamma. 
Inquieto ti cerco. 
sei lontana sì, 
ma non irraggiungibile. 
Ed è così 
che ti vedo venire 
sulle ali del vento, 
contadina piccola e stanca 
come visione ali occhi miei. 
sogno?! Realtà?! Non so 
forse solo infinito desiderio di riaverti! 
<<Signore mi affido a te!>> 
- eri solita ripetere. 
Quantè dolce riascoltarti mamma! 
Tra echi e ricordi 
sintenerisce il cuore 
poi, una raffica demozioni 
mi catapulta nel buio 
e riscopro il vuoto. 
Amaro è ora il silenzio, 
E mi ritrovo a pregare per te, madre mia, 
per un posto in Paradiso. 
 
 
 
Un giorno al mio paese 
               Matteo Trotta (Mattinata FG) 
 
Dietro la distesa azzurra del mare, 
nasce il sole come da nuvola, 
e, incalzata, la luna scompare. 
Carezze e scintille si allungano 
baciando il mio paese. 
Uno sprazzo: 
luminoso luccichio e faville di fuoco, 
in un radioso mattino, 
svegliano lassonnata farfalla 
su una collina adagiata, 
con bianche case, 
con forme diverse nel tempo. 
Circondata da una giogaia di monti e valli 
che si incrociano ai lati di una collina, 
tra uliveti e mandorli., 
si estende la pianura come unarena 
che prosegue su una spiaggia, 
in un immenso specchio che si perde allorizzonte. 
Incorniciata da petali di fiori, 
macchiettata da punti rossi di fichi dIndia, 
si racchiude, su un punto immobile, 
al centro dellanfiteatro: Mattinata. 
E quando il sole, già alto, reca lenti respiri, 
ci piomba nel petto 
e cessano le luci, 
scende la sera. 
Vivide ombre di tempi 
nellimpossibile fermo dei sogni, 
si apre unimmensa pianura 
e vibrano sui monti allorizzonte; 
incertezza del vivere segreto, 
rimasti qui, in cerca di un bagliore, 
quando ritornano le antiche ombre 
che la chiamarono con diversi nomi. 
Mattinata, bellezza nota, 
dolcemente sannebbia alla mia vista 
mentre un brivido massale. 
Essa riappare. 
Un palpito, 
come un vento leggero 
per la mente assetata; 
vivo, cantando, faville damore. 
Quando sfioro gli abissi, 
qui torno a far sogni damore. 
 
 
 
Nonni 
     Cesare Trotta (Mattinata FG) 
 
Un fiore per voi nonni 
che mi avete lasciati entrambi 
ad affrontar la vita 
senza una mano amica. 
 
E in un mattino afoso 
il coraggio si spense 
nel non vedervi. 
 
La piccola stanza, dove eravate 
risuona di piccoli fili dincanto 
e come raggi mirradiano gli occhi. 
 
Tiepidi ricordi si chiudono 
saprono con gran gioia 
in un trio di fior. 
 
Il tempo sfoglia il mio cuore 
nel silenzio delle cose, 
gli colgo negli occhi 
nascosti, tremolanti 
sulle ali del vento, 
e parlo come se fossimo insieme. 
 
 
PARADIGMI 
di Anna Lucia Di Nauta (Apricena FG) 
 
Ci darà la notte 
la complicità del buio 
quandanche le stelle 
hanno timore di ferirci. 
Questo primo fresco 
questumido che sale 
come testa di drago 
ci affila le carni: 
scompiglia muto 
le nostre geografie 
in paradigmi di fumo. 
 
Fermati. Non dire niente. 
Siamo nel fischio acuto 
della memoria. 
 
Stanotte abbiamo sguardi chiusi 
come linquieto transito 
delle cetonie sui chiassosi 
vetri dellestate. 
E siamo qui e siamo altrove 
nel senso dei gesti emersi 
da sogni ancora allormeggio. 
Ma se perdiamo di nuovo per strade 
il silenzio di schiuma 
- in esistenze più lente 
radici danima insinuando  
 
verrò a rubarti leggera 
un fiore dalga 
e lalba sarà al tuo viso. 
 
 
 
IL PESCATORE 
       di Falato Nino (Manfredonia FG) 
 
Il pescatore ha lalba negli occhi, 
stringe tra le mani preghiere di vento 
e fremiti di voli di gabbiani. 
Ascolta i silenzi rotti dal brusio 
del mare e dai respiri delle sirene 
nascosti negli abissi dellanima. 
Il pescatore ha il volto nel sole, 
conosce il destino delle nuvole 
e lapprodo di vele perdute. 
Si addormenta su culle di nostalgie 
chiuse in bianche conchiglie portate 
dalle onde da spiagge lontane. 
Il pescatore si china a baciare il mare 
là dove caddero preghiere di stelle 
nellora della furia dei nembi. 
Getta reti rattoppate di speranze 
per raccogliere brividi dargento 
trinati da guizzi di plenilunio. 
Il pescatore non piange, accarezza 
il dolore chiuso in cicatrici di sale, 
canta al soffio del grecale la canzone 
antica del pane sudato e racconta 
di una ninfa vestita di corallo nata 
da un fiore di spuma in una notte di luna.     
 
Il pescatore non piange, accarezza il dolore 
 
 
 
 
 
 
SE POTESSI. 
        di Gilda Mele (Foggia) 
 
Se potessi vedere, per una volta, un meritato sorriso, 
sul tuo viso statuario e stanco, 
se piangendo lacrime sofferte 
potessi tuffarti nel tuo sguardo dintenso conforto, 
se per un istante potessi sfiorarti 
tinonderei damore, 
scolpendo nel piccolo mondo infranto 
un bacio mai dato. 
Nel letto, la sera, non ceri. 
Dintima pioggia sabbagliavano gli occhi 
smarriti nel buio: 
avevo paura! 
Nel muto silenzio ripetevo il tuo nome, 
delle candide lenzuola ne feci carezze. 
Stringevo forte a me, in un abbraccio, 
il mio piccolo peluche: 
unica fonte di calore per il mio cuore. 
Percorrevo nei ricordi il tuo sbiadito aspetto: 
ero solo una bambina e tu non ceri! 
I tuoi vestiti nellarmadio, 
i tuoi gioielli nel cassetto: 
le poche cose che avevo per ricordarti mia! 
Ero allegra, ma troppo piccola per capire, 
come bocciolo quando sapre alla vita! 
Nel tempo, nel vento, 
i miei anni non si sono dissolti nel nulla, 
scelsi di volare libera 
come stormo duccelli dalle argentee piume, 
sfidando il volo nellimmenso per una tua carezza. 
Vestivo di sole sulle ampie praterie 
dove correvo felice la mia infanzia, 
i suoi raggi verranno a te, 
per valorizzare il tuo volto come scultura. 
Se potessi aprire a te la mia anima segreta e inquieta, 
se potessi udire, anche solo da lontano, 
leco del tuo canto antico 
e fiumi di parole mai dette, ti aspetterei! 
Se Dio mi sfiorasse, ti regalerei la vita, 
perché di vita rifletti splendente. 
Che la mia voce ti giunga chiara, distinta e suadente: 
sono tua figlia, ti voglio bene MAMMA!   
 
 
 
 
O SUD  
   di Fonzo Michele (Apice- BN) 
 
O sud 
Io sudo con i miei sudori 
Il poco pane del lavoro precario. 
Ma il poco pane festivo? 
Nel giorno di festa 
Chi me li dà 
Il tozzo di pane di vita? 
Tu non paghi il mio respiro, 
o sud; 
tu nascondi sotto il tuo manto, 
il lavoro 
tu rubi, 
il mio pane di vita. 
Tu mi sottrai, 
o sud, 
la mia scarsa pietanza; 
e il mio companatico insufficiente 
lo fai tuo. 
Non ti sarà di peso 
Il mio peso degli anni: 
non varcherò 
i dorati limiti 
della tua provvidenza: 
morirò di astinenza 
per far quadrare il tuo bilancio. 
O sud della mia vergogna! 
Alle robuste labbra 
Dellaltrui beneplacito 
Non inchioderò il mio destino. 
O sud avaro, 
o ladro, 
che mi sottrai la vita con il tuo 
lavoro precario. 
 
 
 
 
LA MANCANZA DAMORE 
     di Pietro Lattarulo (Bisaccia AV) 
 
Sulla terra non posso restare; 
e via ho deciso di andare. 
Non cè più amore sulla terra 
e penso a che serve la guerra: 
  serve per accaparrarsi potere e denaro 
  perciò la gente ha smesso di amare. 
  Sento un vuoto nel cuore, 
  per questa mancanza damore. 
Sono angosciato dalla malinconia, 
aiutato dalla fantasia 
volo velocemente verso Dio; 
per domandargli perché ci ha abbandonato, 
se con tanto amore ci aveva creati. 
Dopo aver percorso tanta strada, 
nel regno del Signore sono arrivato, 
in ogni angolo cera oro abbandonato, 
Curioso cittadino della terra ho domandato 
a un Angelo, perché loro era così buttato; 
lui mi ha risposto sorridente 
questoro lha portato la tua gente: 
è il frutto dei vostri peccati, 
perciò la terra di sangue è bagnata. 
LAngelo mi ha chiesto: 
tu quantoro hai nascosto? 
Io ho solo al dito questo anello 
ed è per me la cosa più bella; 
è il simbolo che sono sposato 
e Dio non ho dimenticato. 
  Ammetto che ho anchio dei peccati, 
  ma non ho colpa se la terra è insanguinata. 
  sulla terra io non ho potere, 
  faccio solamente il mio mestiere: 
sono un povero muratore, 
e ho nel cuore ancora tanto amore: 
ma resta in me amarezza e nostalgia 
perché la gente non vuole amare Dio. 
   LAngelo mi ha risposto a malincuore 
   è così grande la via del Signore, 
   un giorno sarete tutti giudicati, 
   e ognuno sconterà i suoi peccati. 
Ora ti saluto caro muratore; 
debbo tornare accanto al Signore, 
pregherò lui per la terra, 
che cresca lamore e cessi la guerra.
ALI  DI GABBIANO 
            di Angela Aniello (Bitondo-BA) 
Ho cercato le dimenticate strade  
del silenzio ai bordi del cielo  
e nel materno seno della terra  
ho invitato alla sosta il muto volo dell'anima. 
Da un vortice di brumosi pensieri ho cavato inquietanti sgomentie ho strappato al setoso fruscio della sera cuscini di quiete sui quali  
deporre tenaci ali di gabbiano. 
 
 
UN ATTIMO:UNA VITA 
               di Norma Malacrida 
 
Sfoglio un album di foto: 
pagine di tempo 
sul viso di una donna, 
affacciata ad un rettangolo 
di mare tranquillo 
duna stanza dalbergo 
nella luce dun sole ridente 
di maggio. 
Un profilo pulito , 
uno sguardo di tenera intesa. 
 
Più avanti la stessa affacciata  
ad un rettangolo angusto 
duna baita sperduta tra monti. 
Stessa posa per caso, 
ma il profilo è pesante, 
lo sguardo perduto 
in lontananze di ghiaccio. 
Tra luna e laltra 
un attimo:una vita 
legata a un profumo di mare. 
 
 
 
A réne, llórge du timbe mìje 
di Matteo Guerra 
 
U mèse daùste pe ffernèssce stace 
è ìje, vvecin ò mare, pe ndèrr assettate 
dè mane, ka ndènene ninde da fà, 
a réne, kò sóle  kumòre  lustrechjéje,          
a rrane a rrane fazze ssciùuùlà, 
kumò ttikkèttakke de nu llórge. 
U kòre, da papaggnòne pegghjate, 
sènde kè u vetunne sòtte se face 
ki akkuarèlle ka nze frèmmene maje 
è dda pprenzzjòne véne arrauùgghjate. 
A rène dè mane, kundinua ssciùuùlà 
è a lucchje mije, sópa muréje pusate 
de nu file de pagghje nda réne mbalate, 
de lake du llórge me dace lidéje 
kè nda chjazzètte du karmene stace, 
è kkè da vita mìje pare ka sengaléje 
u timbe ka chjane chjane se ne vace. 
 
 
La sabbia, orologio del mio tempo 
 
Il mese di agosto volge al termine 
e io, vicino al mare, seduto per terra 
dalle mani, in ozio, 
la sabbia, che al sole luccica come oro, 
a grano a grano lascio scendere, 
come il tic tac di un orologio. 
Il cuore preso da oblio, 
sente che lautunno si avvicina 
con le sue pioggerelline insistenti 
e dallansia viene avvolto. 
La sabbia, dalle mani,  
continua a scendere 
e ai miei occhi, sullombra posati 
di un filo di paglia impalato nella sabbia, 
mi dà lidea dellago della meridiana 
che si trova in piazza del Carmine, 
e che della mia vita sembra che segni 
il tempo che lentamente scorre. 
 
 
 
                                        Zolla Pasquale 
                                                   Lucera (FG) 
 
 
 
TI AMO    
    di Ruggero Gorgoglione (Trinitapoli FG) 
 
Amorevorrei               Nel descriverti il mio amore potrei dirti mille parole le più romantiche quelle più infuocate che colpiscono il cuore potrei ricercare nelle passate storie d'amore gli attimi salienti le sensazioni più viveche mille poeti sanno trasmettere.Potrei plagiare Leopardinella sua lode a Silvia oppure Dante mentre parla a della sua Beatrice.Potrei rubare le frasi d'amore che Romeo dedica a Giulietta. 
                             Potrei persino tradurre sfacciatamente le romantiche poesie della letteratura greca potrei, potrei e ne sarei anche capace ma il mio cuore vuole conquistare il tuo cuorecon semplicità e per farlo ti mandoun piccolo foglio bianco con su scritto ...TI AMO... 
                                       
 
 
                            CONTEMPLAZIONE 
        di Maria Cristina La Torre (Mattinata FG) 
 
Che gusto si prova  
nel contemplare  
i dipinti? 
Nellosservarli 
nella loro luce viva, 
nei loro colori,  
nella loro bellezza,  
si prova una sensazione 
sublime che rapisce 
locchio e i sensi. 
In un attimo la nostra mente 
raccoglie in se tutta la natura 
delloggetto bramato. 
Un attimo e lidillio finisce 
tutte le percezioni si ristabiliscono, 
e a noi che siamo gli osservatori 
ci sembra che non sia bastato, 
vorremmo guardarli in eterno 
per carpire tutta la natura 
di ciò che guardiamo,  
ma il tempo da al piacere breve vita. 
E se provassimo a guardare 
di nuovo con la stessa intensità? 
No, non sarebbe lo stesso, 
niente è uguale a prima, 
niente è uguale per sempre. 
 
 
 
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Sempre in cielo furono 
lampi e tuoni, 
sempre in cielo furono 
boati a suoni.   
 
Sempre in terra furono 
vertici a monti, 
sempre in terra furono 
sorgenti a fonti. 
 
Sempre in mare furono 
pesci a sale, 
sempre in mare furono 
lidi a cale. 
 
Sciocco sia al dunque 
del destin nostro umano 
chieder sempre allovunque; 
siam faccia che sordina 
de moneta a sol vano 
la natura commina. 
 
                   di Onofrio Allegretta (Molfetta Bari) 
 
 
 
          
 
NOTTURNO SUL LAGO 
           di Silvana Del Carretto (San Severo FG) 
 
 
Senza rumore 
E con ali dargento 
La luna avanza sul lago. 
 
Trascolora ogni cosa 
Nel silenzio opale 
Del cielo immobile 
E il respiro dellacqua 
Lievemente increspa 
La coltre dargento. 
 
Imbiancati dalla luna 
Alberi e tetti 
Rilucono nitidi 
Nellaria di madreperla 
Che pregna daromi 
Accende sensazioni. 
 
Mabbandono serena 
Ai pensieri che amo 
Con una corsa della fantasia 
E in un ordito perfetto 
Si raccolgono 
I mille fili della vita. 
 
 
 
 
Felice terra dei padri  
               di Giovanni Iorio (Foggia) 
 
Amo la tua pace silente 
e grave nellampia via 
e nei tortuosi vicoli oscuri, 
o bianca città mia, 
o nella grande piazza aulente 
stesa, o su scomparti monconi di muri. 
Cantano le fontane 
con voci iridate argentine 
linno trionfale 
dinnumeri lotte lontane 
su accese piaghe vicine; 
senza fine 
il tremulo fiotto lustrale 
scintilla nel sole. 
E perenne dal cielo turchino 
ti sorride, ove si spande 
il soave tinnir di campane 
alle viridi gole, 
splendido e grande: 
oculo gigante cristallino 
te veglia e benedice 
nella santità della luce. 
 
Amo i tuoi mattini e i tuoi tramonti, 
felice terra dei padri, 
a nessun altro cara 
come a chi in te vive e muore. 
Nel cuore 
vivon leterne fonti 
come pulsa il fiotto delle madri 
nelle tenere vene; 
limmagine tua dignitosa e chiara 
dimmune foglia amara 
doleandro e dalloro 
mappartiene 
come il volto del primo amore. 
E nel tramonto doro 
dai riverberi corruschi dAppennino 
un più fino 
tenace avvolgimento 
sogno per te: più fulgido destino 
che tavvalori nel firmamento, 
cui queste amiche piante 
fanno colonne e dombra molle 
investon larche delle sante zolle. 
 
 
RITORNO ALLA GIOVINEZZA 
        di Wanda Ritrovato  
 
E vero. 
Sovente si crede che la giovinezza 
con i suoi momenti piacevoli o spiacevoli 
venga obliata col tempo. 
In un meriggio assolato, rovistavo 
in un vecchio cassetto. Alla ricerca: di che? 
Non so. 
Mi venne tra le mani, ad un tratto, 
un logoro diario. 
Era di un vecchio alunno. 
Dalle righe sbiadite dal tempo, capii che 
Inneggiava allamore, alla vita, 
ammirava bellezze della natura, 
scenario adatto a tali sentimenti. 
Mi ricordai del suo viso paffuto 
coperto da una leggera peluria, 
dei suoi occhi tondi sempre 
alla ricerca del bello. 
Mi commossi. 
Vidi, allimprovviso, 
in un angolo del vecchio cassetto, 
un fiocchetto rosso, coperto quasi, 
da giornali ingialliti. 
Lo trassi a me. 
Un nastro rosso legava alcune 
lettere ed una fotografia. 
Era limmagine del mio primo amore. 
Il cuore incominciò a battere 
furiosamente, sembrava che volesse 
volare, libero ma pregno damore. 
Rivissi, allistante, il primo casto bacio, 
la tremula carezza, labbraccio affettuoso. 
Risentii lodore della sigaretta nota, 
il profumo della sua capigliatura. 
Mi rividi, mano nella mano, 
passeggiare per i vicoli della città 
sognando una casetta e tanti sorrisi di bimbi. 
Per lunghi mesi non lo rividi più. 
Dopo tanto tempo lo vidi 
Sul letto di morte: con gli occhi chiusi 
Le labbra strette. 
Piansi. 
Ancora una volta la mia giovinezza andava in frantumi.   
 
 
LA ZATTERA 
     di Rosaria Barone 
 
Sin dai tempi 
degli dei 
una fonte assoluta 
creò il senso 
ma coi tempi sè 
perduta la ragione 
dun respiro poiché a tratti 
ormai il sereno 
disegnava legami incerti, 
lame e serpi 
hanno convissuto 
con anime innocenti 
e uomini coraggiosi, 
mille imprese nere o bianche 
fino al NULLA gigante. 
E scomparso allorizzonte 
il senso AMORE 
nel cuor di chi 
non cerca 
ma distrugge 
infine una luce 
sapre a quellorizzonte 
sempre là, una zattera 
che un dì lo sfiorerà. 
 
 
 
LA VOCE DEL VENTO 
           di Rosa Spera  
 
Fiori dacqua galleggiano 
su strati di sogni illibati 
occultati da gramigne di rughe, 
fotogrammi di sole 
strappando bende ai miei occhi 
offuscati da incognite postume. 
Affida al tempo i tuoi sogni, 
mi sussurra la voce del vento 
dipingendomi albe nuove sul cuore 
come ventagli che spianano brume, 
respira fragranze di antico candore, 
mi sussurra la voce 
mentre il cielo denfasi sarrossa 
e la mente recita speranza. 
Svesti lanima di ruggine adusta 
accendendo chiome ai ciliegi 
e a sterpi bocche di papaveri, 
indossa calzari dargento 
solcando lune su notti di pietra 
e vedrai cirri infiorati di stelle 
lenirti solchi alla fronte. 
Affida al tempo i tuoi sogni, 
mi sussurra magnanimo il vento, 
e ancora sarai amante che freme 
al tocco suadente di mature stagioni. 
 
 
 
 
ETTORE¹ E UN DOTTORE! 
di Antonia Izzi Rufo (Castelnuovo al Volturno- Isernia) 
 
Mi giro indietro 
ad occhi chiusi 
Era ieri, appena 
Tra me e il nonno, 
nel mio lettone, 
un bimbo mappare 
Il dito in bocca e la tittò,² 
dorme tenero, sereno, 
stupendo, bellissimo 
Dorme e sorride, 
sogna 
E un principe 
su un bianco destriero, 
stringe al seno 
la sua principessa, 
per sentieri di fiaba 
cavalca. 
Lo contemplo rapita 
e ancora, come allora, 
mi prende lemozione 
Oggi, 
è un principe vero 
il mio bel cavaliere 
Lanno eletto Dottore, 
è un laureato, 
colto eclettico dotto, 
umile e grande 
E un uomo ormai 
Non il velluto 
se lo bacio 
avverto sul viso 
ma della barba lispido 
Viepiù seducente, 
e affascinante, 
delle donne è lidolo, 
dun attore ha le sembianze 
Ti voglio bene, Ettore, 
tanto tanto tanto 
Auguri e Ad malora. 
 
 
           Nonna Antonietta 
 
(¹) E mio nipote   (²) Pezzolina di seta 
 
 
 
LA MIA TERRA 
 di Antonia Tucci Speranza (Bitonto BA) 
 
Su dossi di calcare 
bianchi casolari 
fra spighe di grano 
giallo di caldo sole. 
Rossi i filari duva 
pregni di dolce umore 
distillato dalla terra, 
pur avara di acque. 
 
Secolari gli ulivi 
dalla sagoma contorta, 
quasi giganti 
dalle braccia dargento 
protesi a difendere 
in piccole zolle di terra 
la ricchezza del liquido oro. 
 
Ondeggiano le messi al sole 
nella lieve brezza di mare 
e, sommesse al suo soffio, 
si muovono le verdeggianti 
piante di macchia 
dai soavi effluvi 
nella campagna di Puglia, 
bruno tappeto di arsa terra.