Piana di Mattinata con uliveti 
(Foto:S.Favia) 
      
                                                                        
Comune di Mattinata 
Parco Nazionale del Gargano
Provincia di Foggia
    Regione Puglia         
Accademia 
Internazionale  
 Il Convivio  
Unione Europea
Città dell'Olio
Consorzio
                                
               
Iniziativa finanziata con fondi della U.E. Por Puglia 2000/06 PIS (progetti settoriali integrati)                                                                    
Mostra concorso edizione 2007
Opere premiate 
 
 
 
 
 
 
 
                                                                       
  Mostra Concorso ULIVi di Mattinata  
visti attraverso l’arte e la cultura                                
 
                                 
Programma manifestazioni
La Mostra concorso si terrà 
in occasione delle manifestazioni 
Pane & Olio  
Gargano In tavola 
a Mattinata (FG)  
Dicembre 2007
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Mostra Concorso 
Ulivi di Mattinata 
visti attraverso l’arte e la cultura  
Programma (provisorio) 
A tema “Ulivi e olio” e tutto ciò che rappresenta questi elementi, quali prodotti tipici del Gargano e d’Italia.  
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-Premiazione opere a tema 
e mostra artistica collettiva 
Data evento: 28 dicembre 2007 
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La Mostra Concorso è 
promossa  dall'Accademia Il Convivio - sede di Mattinata  
patrocinata e in collaborazione con 
Comune di Mattinata 
Parco Nazionale del Gargano 
Consorzio Matinum 
Associazione Fotografica SAMI 
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Associazione Fotografica SAMI 
 
Documentazione e ricerca da Osservatorio Didattico Ambientale 
 
Istituto Tecnico Scientifico "Leonardo Da Vinci" Firenze 
Link : Mattinata e Gargano 
 
Link su olivi e olio: 
 
 
 
 
 
Opere premiate 
 
 
Fotografia 
categoria regioni resto d'Italia
 
1° classificata 
Scultura in legno d'ulivo 
Grioli Antonina (Riposto -CT)
2°classificata 
D'Onofrio Antonella 
(San Giorgio Jonico (TA)
3°classificata 
Ranieri Manlio 
(Bari)
 
 
Premio Speciale Fotografia Giovani 
"I due giganti" 
Mario De Rosa 
Meta (NA) 
 
 
 
 
 
Pittura
categoria regioni resto d'Italia 
 
1°classificato 
Frantoio con ulivi 
Devoti Giuseppe Sebastiano 
Canzano (TE) 
2°classificato 
Uliveti — sotto i climiti 
Baglione Carlo 
Priolo Gargallo (SR)
3°classificato 
Muraro Federica 
Verona
 
Categoria Gargano 
1° classificato Dipinti 
Notarangelo Giovanni Battista 
(Mattinata -FG)
Ca tegoria Gargano 
1° classificato artigianato 
Varia Angelo 
(Mattinata -FG) 
Categoria studenti 
1ªclassificata pittura 
Serena Notarangelo 
Mattinata (FG)
 
Categoria studenti 
2ªclassificata disegno 
Gianna Totaro 
Mattinata (FG)
Categoria studenti 
3ªclassificata disegn
Maddalena Esposito 
Mattinata (FG)
 
 
Poesie prime tre classificate 
 
La bellezza di Mattinata 
di  Nobile Libera Maria (Mattinata —FG) 
1ª classificata poesie scuole 
         
 
L’ulivo l’albero più maestoso  
e bello della natura. 
 
Le foglie alla luce del sole diventano 
da verdi ad argentate  
e la piana di Mattinata brilla 
di splendore e vivacità. 
 
I rami coperti di foglie 
si intrecciano formando 
un velo verde vivo, intenso 
adagiandosi delicatamente 
come una piuma posata 
dal vento sulla pianura. 
 
In primavera dai rami 
sbocciano fiori incantevoli 
dando vita alle dolci olive. 
Esse ci offrono nettare 
prelibato, macinato nei 
frantoi della mia terra. 
 
I rami sono sorretti dal tronco 
un corpo massiccio e grande. 
E’ dritto, contorto, secolare,  
può avere un foro per gli uccelli. 
La chioma gli fa da cappello. 
E’ noi l’abbiamo 
eletto nostro simbolo. 
 
 
L’ulivo 
di Prencipe Alessia (Mattinata —FG) 
2ªclassificata poesie scuole 
 
L’ulivo: un albero alto 
con la chioma all’insù 
bello, 
che di primavera fiorisce 
e d’inverno finisce; 
che lo guardi dal basso 
e non ti fermi più. 
L’ulivo: un albero dove 
ti siedi e ricordi 
i momenti più belli 
della tua vita, 
sarà la dolcezza 
lo stupore, 
l’allegria, 
dove cantando ritrovi l’armonia 
dove il movimento delle foglie 
ricorda i pesciolini felici 
nell’acqua del mare vicino. 
L’ulivo: una chioma di grandezza regale 
che solo guardandola dal cielo, 
la puoi ritrovare. 
L’ulivo: una chioma che seguendola 
la può pensare uguale a te, 
che giocandoci la puoi moltiplicare 
per tre. 
Qui ne troverai in quantità 
fermati un altro poco 
e scoprirai cos’é la felicità. 
 
 
 
L’ulivo 
di Bisceglia Michele (Mattinata — FG) 
3ºclassificato poesia scuola 
 
Tu 
albero secolare 
dalle colline fino al mare 
da sempre 
forte 
pianti le tue radici nei nostri cuori 
rispetto e amicizia 
nel passato, presente, futuro 
un’amicizia infinita 
tra me e te 
rapporto invisibile 
ma profondo. 
 
 
Come il tempo che scorre nella radice 
di Claudio Castriotta (Manfredonia — FG) 
1ºclassificato poesia categoria Gargano 
 
 
La mattina è scura 
un sapore nel vento si allarga 
la mia terra amara di gocce 
come l’odore delle olive 
quando a novembre danno i frutti da assaporare 
dolce di olio che impregna le case 
quando ti avvolge di fragranza 
ti ingiallisce l’anima e il cuore. 
Il mio Gargano ha il pane della fatica 
caldo fumante dalla mollica 
ha il silenzio della parola dura, 
la bellezza degli ulivi grandi appesi al mare 
che dà al paese la genuinità del sole. 
I canti dei saliscendi vicoli 
dai muri bianchi sotto i colli aspri 
incolti a macchie di rocce e di gessi. 
 
Il nostro Gargano è gente di festa patronale 
è la voce del padrone nei banchetti delle sagre 
come il tempo che scorre nella radice. 
 
 
Ulivi di Puglia 
di Teresa Di Maria (San Menaio — FG) 
2ªclassificata poesia categoria Gargano 
 
Ulivi di Puglia 
robusti e rugosi 
raccontano 
storia austera 
di vita contadina 
tenace genuinità 
di tempi andati. 
 
Energia di terra feconda 
note laboriose 
nel vento di memoria antica 
riecheggiano nelle valli. 
 
Ulivi di Puglia 
venduti 
sradicati 
violentati 
emigrati. 
 
Tristi sentinelle 
di ville amene 
raccontano  
valige di cartone 
legate con lo spago 
che ascoltano bestemmie 
nella bruma straniera 
inodore 
incolore 
senza traccia di amore. 
 
N’ARVe  SCKITTe 
di Antonio Daddario ( Cerignola — FG) 
3ºclassificato poesia categoria Gargano 
 
‘Nda tande arvele 
mmizz’a la campagne, 
sperdute ghindre ai ffeile 
ch’i radaice  afferraite 
c’u fustre 'ngrecchelloite, 
c’u chiuppe de fogghie, 
stè n’arve d’aleive 
ca luapp 
che tutte ‘u bbeine 
da nu giardoine oramè scumbarse. 
Fu ‘nzetoite pecchè ghije m’anzegnasse 
ca l’arve salvagge 
o cambiè che purtè 
i frutte bbune. 
E fu ‘nzetoite pecchè 
ghejve la manere a souse d’anzegnè. 
L’arve c’agghie salvoite, 
schiandoite, curoite e addacquoite, 
moue porte i frutte soue 
ca ghidde non ò viste mè. 
 
 
 
trad. 
 
L’unico albero 
 
Fra tanti alberi 
per la campagna, 
sparso tra i filari, 
con l’interrate radici 
con l’eretto fusto, 
con la frondosa chioma, 
vi è l’ulivo 
che ho asportato 
con attenzione 
da un giardino ormai sparito. 
Fu innestato perché io imparassi 
che il selvatico arbusto 
deve cambiare per produrre 
frutti sani. 
E fu innestato perché 
era il suo modo di insegnare. 
L’unico albero che ho salvato, 
trapiantato, curato 
ed innaffiato 
ora porta i suoi frutti 
che non ha mai visto. 
 
 
 
All’ombra degli ulivi 
di Francesco De Santis (Bari) 
1ºclassificato poesia regioni d’Italia 
 
 
Era buio quando ci svegliava 
l’odore di caffé nella veranda. 
 
Erano così quei giorni di dicembre: 
compagno un sole caldo e timido. 
 
Ricordi i canti, le risa, 
le braccia tra i rami, 
la pioggia di foglie 
e di verdi frutti? 
 
Rammenti le reti domate 
con destrezza dalle 
donne accorte e sicure, 
felici del copioso raccolto? 
 
Ricordo i volti segnati dal tempo, 
gli occhi illuminati dal sole, 
che attraverso le fronde 
scolpiva i volti crucciati. 
 
E i fazzoletti, e i capelli 
sulle nostre teste, 
ora a guardare il cielo, 
ora la terra. 
E i fiumi di meravigliosi 
piccoli frutti, ricordo 
il suono di quella pioggia, 
ad ogni colpo, e il seguente 
era sempre più ricco. 
 
All’ombra fresca  
di un maestoso ulivo, 
ricordi sorella 
la candida tovaglia 
a coprire la terra, 
il nostro pranzo frugale, 
gli odori e i sapori 
sinceri d’una volta? 
 
Eravamo felici 
all’ombra degli ulivi. 
Non avevamo nulla, 
ci bastava arrampicarci 
di nascosto sulle 
nostre case tra le chiome, 
a un passo dal cielo. 
 
Dimentichi sorella 
il nostro ulivo? 
Lo porto sempre nel cuore, 
dove affonda le radici. 
 
 
 
 
Ulivi di Puglia 
di Gianfranca Angiulli (Alberobello — BA) 
2ªclassificata poesia categoria regioni d’Italia 
 
Ulivi secolari  e contorti 
che ergete i vostri rami verso il cielo, 
... testimoni di grandi epoche passate... 
cosa siete disposte a raccontarci 
della vostra lunga e significativa esistenza? 
 
Le vostra radici, 
intricate e contorte come cicatrici rimarginate, 
simbolo di sofferenza e speranza, 
estraggono incessantemente 
dalla terra, brulla e cavernosa, 
la linfa vitale che dà vigore 
alle laboriose braccia ed energia ai preziosi frutti. 
 
Nei cavernosi tronchi 
ruvidi e stropicciati, 
offrite asilo e protezione 
ad un’infinità di piccole creature 
vaganti fra le crepe dell’arida corteccia. 
 
Affrontate coraggiosamente 
i rigori  di numerosi inverni 
e agitando le dolorose braccia al vento 
sembra vogliate implorare GIUSTIZIA 
per quei popoli della terra 
che soffrono la  FAME  e vivono la  GUERRA. 
 
Sciorinate al sole 
l’argento illuminato delle vostre foglie 
e... soffrendo anche la sete... 
elargite con generosità ed alterigia 
il prezioso frutto della vostra specie. 
 
Ma al di là di tutto questo... 
nessuno potrà mai dimenticare 
il conforto dato a NOSTRO SIGNORE  
nel momento del Suo più profondo dolore, 
quando... inchinandosi a suo passaggio, 
avete dimostrato sensibilità e coraggio... 
e... con un sommesso stormire 
avete occultato il Suo soffrire 
addolorandovi per l’ATROCE SORTE 
di chi andava incontro alla SUA  MORTE. 
 
 
 
L’ulivo e il suo dono 
di Fernanda Antonaci (Matino — LE) 
3ªclassificata poesia categoria regioni d’Italia 
  
Tenebre che ritraggono il loro manto buio 
e regalano l’antico spazio della notte 
alla rosea alba, fresca e nuova 
che leggiadra avanza e 
con alito leggero saluta l’ulivo che, 
tra i giochi di altalena, 
lascia danzare 
i suoi crini smeraldini al vento, 
nell’aria umida e fresca novembrina. 
Tintinnii di gocce d’inchiostro 
punteggiano le brulle zolle 
fregiandole di perle di ebanite: 
vestono la terra di nuovo, 
di un nuovo che sa d’antico 
nella quiete più profonda e tacita. 
Perle nere che da sempre, 
da mani callose e forti, 
mutano la loro forma 
il oro colato fino. 
Oro fluido, genuino, 
che sa d’infinito 
nel tempo che fugge: 
largisce colori imbionditi 
e olezza gusti profondi 
a distese immense 
di variopinti fior di bocconi.