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La bellezza di Mattinata
di Nobile Libera Maria (Mattinata —FG)
1ª classificata poesie scuole
L’ulivo l’albero più maestoso
e bello della natura.
Le foglie alla luce del sole diventano
da verdi ad argentate
e la piana di Mattinata brilla
di splendore e vivacità.
I rami coperti di foglie
si intrecciano formando
un velo verde vivo, intenso
adagiandosi delicatamente
come una piuma posata
dal vento sulla pianura.
In primavera dai rami
sbocciano fiori incantevoli
dando vita alle dolci olive.
Esse ci offrono nettare
prelibato, macinato nei
frantoi della mia terra.
I rami sono sorretti dal tronco
un corpo massiccio e grande.
E’ dritto, contorto, secolare,
può avere un foro per gli uccelli.
La chioma gli fa da cappello.
E’ noi l’abbiamo
eletto nostro simbolo.
L’ulivo
di Prencipe Alessia (Mattinata —FG)
2ªclassificata poesie scuole
L’ulivo: un albero alto
con la chioma all’insù
bello,
che di primavera fiorisce
e d’inverno finisce;
che lo guardi dal basso
e non ti fermi più.
L’ulivo: un albero dove
ti siedi e ricordi
i momenti più belli
della tua vita,
sarà la dolcezza
lo stupore,
l’allegria,
dove cantando ritrovi l’armonia
dove il movimento delle foglie
ricorda i pesciolini felici
nell’acqua del mare vicino.
L’ulivo: una chioma di grandezza regale
che solo guardandola dal cielo,
la puoi ritrovare.
L’ulivo: una chioma che seguendola
la può pensare uguale a te,
che giocandoci la puoi moltiplicare
per tre.
Qui ne troverai in quantità
fermati un altro poco
e scoprirai cos’é la felicità.
L’ulivo
di Bisceglia Michele (Mattinata — FG)
3ºclassificato poesia scuola
Tu
albero secolare
dalle colline fino al mare
da sempre
forte
pianti le tue radici nei nostri cuori
rispetto e amicizia
nel passato, presente, futuro
un’amicizia infinita
tra me e te
rapporto invisibile
ma profondo.
Come il tempo che scorre nella radice
di Claudio Castriotta (Manfredonia — FG)
1ºclassificato poesia categoria Gargano
La mattina è scura
un sapore nel vento si allarga
la mia terra amara di gocce
come l’odore delle olive
quando a novembre danno i frutti da assaporare
dolce di olio che impregna le case
quando ti avvolge di fragranza
ti ingiallisce l’anima e il cuore.
Il mio Gargano ha il pane della fatica
caldo fumante dalla mollica
ha il silenzio della parola dura,
la bellezza degli ulivi grandi appesi al mare
che dà al paese la genuinità del sole.
I canti dei saliscendi vicoli
dai muri bianchi sotto i colli aspri
incolti a macchie di rocce e di gessi.
Il nostro Gargano è gente di festa patronale
è la voce del padrone nei banchetti delle sagre
come il tempo che scorre nella radice.
Ulivi di Puglia
di Teresa Di Maria (San Menaio — FG)
2ªclassificata poesia categoria Gargano
Ulivi di Puglia
robusti e rugosi
raccontano
storia austera
di vita contadina
tenace genuinità
di tempi andati.
Energia di terra feconda
note laboriose
nel vento di memoria antica
riecheggiano nelle valli.
Ulivi di Puglia
venduti
sradicati
violentati
emigrati.
Tristi sentinelle
di ville amene
raccontano
valige di cartone
legate con lo spago
che ascoltano bestemmie
nella bruma straniera
inodore
incolore
senza traccia di amore.
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N’ARVe SCKITTe
di Antonio Daddario ( Cerignola — FG)
3ºclassificato poesia categoria Gargano
‘Nda tande arvele
mmizz’a la campagne,
sperdute ghindre ai ffeile
ch’i radaice afferraite
c’u fustre 'ngrecchelloite,
c’u chiuppe de fogghie,
stè n’arve d’aleive
ca luapp
che tutte ‘u bbeine
da nu giardoine oramè scumbarse.
Fu ‘nzetoite pecchè ghije m’anzegnasse
ca l’arve salvagge
o cambiè che purtè
i frutte bbune.
E fu ‘nzetoite pecchè
ghejve la manere a souse d’anzegnè.
L’arve c’agghie salvoite,
schiandoite, curoite e addacquoite,
moue porte i frutte soue
ca ghidde non ò viste mè.
trad.
L’unico albero
Fra tanti alberi
per la campagna,
sparso tra i filari,
con l’interrate radici
con l’eretto fusto,
con la frondosa chioma,
vi è l’ulivo
che ho asportato
con attenzione
da un giardino ormai sparito.
Fu innestato perché io imparassi
che il selvatico arbusto
deve cambiare per produrre
frutti sani.
E fu innestato perché
era il suo modo di insegnare.
L’unico albero che ho salvato,
trapiantato, curato
ed innaffiato
ora porta i suoi frutti
che non ha mai visto.
All’ombra degli ulivi
di Francesco De Santis (Bari)
1ºclassificato poesia regioni d’Italia
Era buio quando ci svegliava
l’odore di caffé nella veranda.
Erano così quei giorni di dicembre:
compagno un sole caldo e timido.
Ricordi i canti, le risa,
le braccia tra i rami,
la pioggia di foglie
e di verdi frutti?
Rammenti le reti domate
con destrezza dalle
donne accorte e sicure,
felici del copioso raccolto?
Ricordo i volti segnati dal tempo,
gli occhi illuminati dal sole,
che attraverso le fronde
scolpiva i volti crucciati.
E i fazzoletti, e i capelli
sulle nostre teste,
ora a guardare il cielo,
ora la terra.
E i fiumi di meravigliosi
piccoli frutti, ricordo
il suono di quella pioggia,
ad ogni colpo, e il seguente
era sempre più ricco.
All’ombra fresca
di un maestoso ulivo,
ricordi sorella
la candida tovaglia
a coprire la terra,
il nostro pranzo frugale,
gli odori e i sapori
sinceri d’una volta?
Eravamo felici
all’ombra degli ulivi.
Non avevamo nulla,
ci bastava arrampicarci
di nascosto sulle
nostre case tra le chiome,
a un passo dal cielo.
Dimentichi sorella
il nostro ulivo?
Lo porto sempre nel cuore,
dove affonda le radici.
Ulivi di Puglia
di Gianfranca Angiulli (Alberobello — BA)
2ªclassificata poesia categoria regioni d’Italia
Ulivi secolari e contorti
che ergete i vostri rami verso il cielo,
... testimoni di grandi epoche passate...
cosa siete disposte a raccontarci
della vostra lunga e significativa esistenza?
Le vostra radici,
intricate e contorte come cicatrici rimarginate,
simbolo di sofferenza e speranza,
estraggono incessantemente
dalla terra, brulla e cavernosa,
la linfa vitale che dà vigore
alle laboriose braccia ed energia ai preziosi frutti.
Nei cavernosi tronchi
ruvidi e stropicciati,
offrite asilo e protezione
ad un’infinità di piccole creature
vaganti fra le crepe dell’arida corteccia.
Affrontate coraggiosamente
i rigori di numerosi inverni
e agitando le dolorose braccia al vento
sembra vogliate implorare GIUSTIZIA
per quei popoli della terra
che soffrono la FAME e vivono la GUERRA.
Sciorinate al sole
l’argento illuminato delle vostre foglie
e... soffrendo anche la sete...
elargite con generosità ed alterigia
il prezioso frutto della vostra specie.
Ma al di là di tutto questo...
nessuno potrà mai dimenticare
il conforto dato a NOSTRO SIGNORE
nel momento del Suo più profondo dolore,
quando... inchinandosi a suo passaggio,
avete dimostrato sensibilità e coraggio...
e... con un sommesso stormire
avete occultato il Suo soffrire
addolorandovi per l’ATROCE SORTE
di chi andava incontro alla SUA MORTE.
L’ulivo e il suo dono
di Fernanda Antonaci (Matino — LE)
3ªclassificata poesia categoria regioni d’Italia
Tenebre che ritraggono il loro manto buio
e regalano l’antico spazio della notte
alla rosea alba, fresca e nuova
che leggiadra avanza e
con alito leggero saluta l’ulivo che,
tra i giochi di altalena,
lascia danzare
i suoi crini smeraldini al vento,
nell’aria umida e fresca novembrina.
Tintinnii di gocce d’inchiostro
punteggiano le brulle zolle
fregiandole di perle di ebanite:
vestono la terra di nuovo,
di un nuovo che sa d’antico
nella quiete più profonda e tacita.
Perle nere che da sempre,
da mani callose e forti,
mutano la loro forma
il oro colato fino.
Oro fluido, genuino,
che sa d’infinito
nel tempo che fugge:
largisce colori imbionditi
e olezza gusti profondi
a distese immense
di variopinti fior di bocconi.
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