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GRAFICA
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Premio LiberArte
OPERE PREMIATE
(in questa pagina vengono pubblicate solo alcune categorie premiate)
categoria poesie
Silvana Del Carretto
(San Severo -FG)
3° premio speciale “Mattinata in Arte”
GARGANO
Tra l’aranciate sfumature
della terra garganica
i profumi, i colori
e la musica della Puglia
calda
nella luce del sole,
fresca
nella brezza del mare,
magica
nell’incanto del cielo.
E i campi gialli
di ginestre in fiore,
e le distese
degli argentei ulivi.
Le case bianche
e le rocce scure
e i visi arsi
dal sole di sempre.
Maurizio Orsi
(San Donato Milanese - MI)
2° premio speciale “Mattinata in arte”
ANCORA E’ L’ALBA AL GARGANO
E’ ancora
l’alba,
ancora è l’alba
al Gargano.
E là, là lontano,
il sole tramonta
un’ultima volta
su ulivi e declivi
a quel Cielo
vicini.
E, dentro quello,
sbocciano
e cadono
stelle.
E sotto,
il mare
e la notte
che se lo inghiotte.
E sopra,
la terra
e quel mare
che più non afferra.
E fuori, su quella,
luci
e colori
che se ne vanno.
Si scuote
la terra.
Il Cielo,
vicino.
Già spento
il tramonto.
L’alba,
lontana.
Prima, un boato.
E in quella notte
tremano
anche lontane stelle,
di solito
immobili quelle.
Dopo, il silenzio.
E in quella notte
si fermano
quelle vaganti vicine,
quasi a
sospendersi i viaggi.
E l’une e l’altre,
lontane
e vicine,
pregando insieme.
Forse, tra quelle,
fu quella di “Luce”
ad ancorare
di nuovo
i suoi anfratti
al suo mare.
E là,
là lontano,
ancora
il suo Cielo.
E qui,
qui vicini,
ancora
i suoi ulivi.
E ancora “è”!
E’ ancora
l’alba,
ancora è l’alba
al Gargano.
“Ogni nuova alba è un dono concessoci…”
Mattinata, 10 Agosto 1893 (Notte di San Lorenzo)
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Antonio Marucci
(Biccari - FG)
1 ° premio speciale “Mattinata in arte”
ALBERONA
Ritornerò nei meandri della tua
“S.Martino” per portarti una serenata.
Arriverò di sera come un pipistrello,
o la falena.
Sarò sui tetti insieme al gufo
o al barbagianni.
Nascosto dietro al buio.
Inseguirò quel gatto
o il calabrone,
oppure la faina
sopra il cacciafumo.
Ritroverò quel bandolo d’Arianna,
perduto da bambino.
Questa volta non sarò ciarliero
(come la cicala in pieno sole)
arriverò al crepuscolo, di sera
m’acquatterò col rospo alla verziera,
ascolterò in silenzio
insieme a te Alberona
il canto delle stelle
e della luna.
Linda Vita Barbieri
(Napoli)
2° premio sezione studenti
SALENTO
Da sempre reggeva
una parete di roccia invecchiata,
tra spicchi di terra distesi su nebbia.
Ma il tempo consuma anche i fantasmi.
Stanchi dormono i sassi fra erba corta…
Sotto un cielo di latte,
trascorrono pigre le ore del giorno,
cavalcando su pianure sconfinate.
Ancora reggono bassi muretti di pietra,
senza cemento, senza calce,
senza niente.
solo pietra.
Un fiore di campo dal fragile stelo,
mosso dai sogni ribelli del vento,
ancora reggeva.
Sabrina Stefania Rifici
(Capo D'Orlando - ME)
1 ° premio sezione studenti
DEL PERDUTO AMORE
Mani tremanti
cercano invano
il tuo volto
sparito nel vento.
E’ finito il tempo
degli amanti.
E’ sfumata la brezza
del sentimento.
Ma rimane
nel cuore
quel brivido caldo
che arrossa il viso
e fredda le parole…
Rimane
negli occhi
indelebile quel sorriso
portator di dolore…
In lontananza
un’eco…
Del perduto Amore.
Saverio Sciancalepore
(Vieste - FG)
Riconoscimento d’onore sezione poesia italiana
LA BALLATA DEI POETI
Sono tanti
i tormenti che affliggono
i poeti. La porpora riverbera
dalle conchiglie…
Ma cadono nel baratro dell’ignoranza.
Sono tante
le angosce che tediano
i poeti; la melodia della lira
è sì forte che le mena, tutte,
nel sonno dell’oblio.
Sono tanti
i dolori che fustigano
i poeti; il sorriso del bimbo
s’apre nel blu
e canta l’inno alla vita.
Sono tante
le brine che pungono
i poeti; l’alito aurale
le scioglie
e baciano ogni triste amore.
Sono tanti
gl’istrioni che ingannano
i poeti; la verità annienta
la maschera
e li affoga con la menzogna.
Sono tante
le chimere che assediano
i poeti; l’eco della musa
le annienta
e vibra la voce dell’anima.
Sono tanti
i segreti che hanno
i poeti; soltanto l’amore
è svelato
e s’empie il mondo di virtù.
E’ tanta
la solitudine che tormenta
i poeti;
la vina schiocca le note
e il suono
dissipa nel sole ogni dubbio.
Antonio Clemente
(Mattinata -FG)
Riconoscimento d’onore poesia italiana
L’AMICO E’ UN CIELO SERENO
E’ un’idea geniale,
è un pensiero fantastico
che si avvererà.
Dimensione che non tutti credono
l’Amico si identifica
così simile da raggiungerti fuori luogo
che ti appare in qualunque cosa
degna di nota.
L’Amico è un cielo sereno
un poema senza fine.
L’Amico è presente
come un angelo che ti sorprende.
Wladimiro Tomaino
(Varese)
3° premio poesia italiana
SUD
Non raccontarmi, amico,
il lugubre rosario di morti
che insanguina i giardini
dove la Zagara arrossisce
del suo ingenuo profumo.
Non dirmi dell’indifferenza
tessuti sui telai di questa
storia d’oggi, del sapore
del pianto nascosto fra le pieghe
di risa non meritate.
Noi siamo ancora qui,
chiodi conficcati nelle zolle,
muschio attaccato al tronco,
qui dove il carrubo narra
di fantasmi, dove la notte
è un’isola di pietre e le parole
spine strappate a un’agave
che non vuol fiorire.
dovremmo dimenticare troppe cose
per staccare le mani
da questo cancello ad alta tensione.
E invece siamo un groviglio
di memorie, uomini che non hanno
ammainato ancora la bandiera.
Antonio Damiano
(Specchia Gallone - LE)
2° premio poesia italiana
LA CASA DEI RICORDI
Voltarmi per andar nel tempo indietro
in una vecchia casa, tra le mura,
per sbirciar tra l’opaco verde
e scoprir ricordi senza misura.
Paremi di veder la mia culla,
di legno fatta, non certo elegante
e quel bimbo che la mamma trastulla,
ell’era tutta d’agreste odorante;
sporche scarpe di terra coltivata,
di sudore madidi i vestiti,
finiva a raccolta quella giornata,
nel sacrificio s’eran tutti uniti.
V’era una gallina, di tanto in tanto,
ch’in quella casa entrava di sfuggita,
dal pollaio scappava curiosando,
da far dava nella giornata infinita.
Dal retro casa, nel verde giardino,
di stalla un lezzo forte s’univa
al profumo di cibo genuino
ed un ignaro vitellino muggiva.
In un angolo di stanza ricordo,
di grano e olive sacchi sudanti
e i miei cari eran sempre d’accordo
tra tanti conti e progetti importanti.
Nella casa dei ricordi rammento
quei giochi ottenuti dal niente:
nel dar vita ad ogni cosa ero intento
e custodivo tutto gelosamente.
Nella mia casa, or nuova magione,
per il freddo v’era solo un bel fuoco
ma tanto calore per le persone;
or si corre e il ricordo divien fioco.
Gilda Mele
(Foggia)
1° premio poesia italiana
POESIA PER UN BIMBO MAI NATO
Negli occhi tristi di una madre,
di lacrime dipinte di azzurro,
la rondine ritrova il suo volo, il suo nido.
Il chiarore di un nuovo giorno
la inonda di infinita pace.
Le prime ore dell’alba
le colorano le guance ormai pallide,
e d il silenzio sembra un macigno
per un così grande dolore!
Ma il suo tempo lo rivivrà
nel ricordo di una immagine,
di riccioli d’oro,
negli occhi verdi di sua figlia,
perché il sole le possa scaldare il cuore,
luce d’immenso splendore!
La sua ninna nanna riposa tranquilla
in una culla di nastri rosa,
e nella luce di finti colori,
si placa il canto di un fiore mai nato.
Vincenzo Aiello
(Bagheria - PA)
3° premio poesia dialettale
RUSSU DI SIRA
Jurnata c’accussì ti va astutannu
‘nt’on celu arripizzatu i mattuluni
russa è a tò facci mentri va murennu
rusciana p’à vasata rata ò suli.
Chi tò culura tu nni fa giuìri
spiranza tu nni dù p’ù novu jornu
chi fussi bonu ‘u tempu a vinìri
e manza di lu mari fussi l’unna.
A palla i focu già vasa ‘a muntagna
e a prima stidda adduma priannèdda
‘u suli ‘i manu sò ‘ntò mari abbàgna
‘nciammànnu ‘u piscaturi e a varchicedda.
Puru la taddarìta ora è fistanti
cuttuttu ca ci manca a vavarèdda
‘miriàca pari mentri và jucannu
chi zappagghiuna a orvu-ciminedda.
Di la tò vita l’uri nni dunasti
senza taliàri amici e ne ‘nnimìci
“spinnìtili p’ ù beni” nni dicisti
c’è cu ti ‘ntìsi… e cu lu surdu fici.
ROSSO DI SERA (traduzione italiana)
Giorno che così ti vai spegnendo
In un cielo rappezzato di bambagia
Rosso è il tuo viso mentre vai morendo
Paonazzo per il bacio dato al sole
Con i tuoi colori tu ci fai gioire
Speranza tu ci dai per il nuovo giorno
Che fosse buono il tempo a venire
E che sarebbe calma l’onda del mare
La palla di fuoco già bacia il monte
E la prima stella accende gioiosa
Il sole le sue mani nel mare intinge
Infiammando il pescatore e la barchetta
Pure il pipistrello ora è festante
Anche se gli manca la pupilla
Ubriaca sembra mentre va giocando
Con i moscerini a mosca cieca
Della tua vita le ore ci hai donato
Senza guardare amici e ne nemici
“spendetele per il bene ci dicesti”
C’è chi ti diede ascolto e chi il sordo fece.
Valentino Sante
(Roma)
2° premio poesia dialettale
LA CUMETE
E na me site decenne
ca me ne s’ho sceute
sott’a naute cile
vultanne le spadde;
na me site decenne
ca me ne s’ho sceute
‘ngerche de la leune…
Agghje camenete tra terre e cile
jind’a le mene li grote de li penzire,
nu sacche de memorje a tracolle
sembe chiu pesande.
Agghje scavete sulche affunne
e che la pacienze de li sande
agghje stupete li prisce du timbe
che d’assapralle che la strete.
Agghje sceute saup’a le ‘nghjanete
acciaffete a na preghiere,
aducchianne cure cile…
cure stesse cile c’ascenneve
a cogghje l’abbrazze de l’alove,
Cum’a la d’acene de grene
accumegghjete da la terra negre
muje stache ad aspetteje
e ‘ndande n’ate jurne feusce
e ‘mbonne jinde sta penne e grote.
Jind’a cure urte o pizze de la strete
joje u sacce da u vinde
angore parle e doce citte citte
de nu fole ca s’ho rutte,
de na cumete ca s’ho perse…!
L’AQUILONE (traduzione italiana)
E non ditemi
che sono andato via
verso un altro cielo
voltando le spalle,
non ditemi
che sono andato
in cerca della luna…
Ho camminato tra terra e cielo
con in mano l’urlo dei pensieri,
un sacco di memorie a tracolla
sempre più pesante.
Ho scavato solchi profondi
e con la pazienza dei santi
ho custodito le gioie del tempo
da riassaporare lungo la strada.
Ho risalito la china
aggrappato ad una preghiera,
guardando quel cielo…
quello stesso cielo che scendeva
a cogliere l’abbraccio degli ulivi.
come chicco di grano
coperto dalla nera terra
ora vivo l’attesa,
e intanto un altro giorno fugge
e intinge dentro questa penna ed urla.
In quell’orto in fondo alla strada
io lo so che un vento
ancora mormora e bisbiglia mesto
di un filo spezzato,
di un aquilone perduto….
Santa Vetturi
(Bari)
1° premio poesia dialettale
IIND’A LA TERRA DOLGE DU GARGANE
Me capetò na dì na bella cose
iind’a la terra dolge du Gargane
da nu balcone jàlde de na case
de stenne l’ecchje sop’o panorame
Vedìbbe u mare azzurre e traparènde
c’assà lendàne u cjìle rengherréve
sbattùte nnanz’e ndrète a la corrènde
pezzìngh’a la mendàggne che la neve
E mbònda mbònde sop’a uarrezzònne
apparèvene pe mbrjìme schembarì
chidde isuèdde tande peccenònne
come pe nu meràggue o na mascì
Parève d’esse nnanz’o paravjìse
pe qquande jève bbelle a chiamendà
du sole u rasce ca nge avève mjise
nu ttòcche d’ore a ffàue leccecà
Trasì dall’ecchje o core cusse ngànde
paròle nge decì chjène de pasce
e sta beddèzze se facì po’ cande
perdùte dret’a nùvvue de vammàsce
(traduzione italiana)
NELLA DOLCE TERRA DEL GARGANO
Mi successe un giorno una bella cosa
nella terra dolce del Gargano
da un balcone alto di una casa
di stendere gli occhi sul panorama
Vidi il mare azzurro e trasparente
che assai lontano rincorreva il cielo
sbattuto avanti e indietro dalla corrente
fino alle montagne con la neve
E laggiù in fondo all’orizzonte
apparivano per scomparire subito
quelle isolette tanto piccoline
come per miracolo o una magia
Pareva di essere davanti al Paradiso
per quanto era bello da guardare
il raggio di sole che vi aveva messo
un tocco d’oro per farlo splendere
entrò dagli occhi al cuore quest’incanto
parole gli disse piene di pace
e questa bellezza poi si fece canto
perduta dietro a nuvole di bambagia.
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